La mostra intende affrontare il tema delle relazioni tra cinema e arti visive nella cultura italiana tra la seconda metà degli anni Quaranta e gli anni Settanta.
Il periodo, dunque, che va dalla nascita e dall’affermazione del Neorealismo (che trovò nella tradizione figurativa italiana uno stimolo al superamento della stagione dei ‘telefoni bianchi’) al momento in cui, anche in Italia, si impone il paradigma televisivo.
Il confronto con le arti figurative è sempre stato per il cinema, specialmente in Italia, una patente di nobilitazione rispetto alle opinioni che lo relegavano nel limbo dell’intrattenimento popolare. Negli anni Quaranta il confronto fra i due ambiti espressivi assume un carattere del tutto nuovo, dividendosi fra gli autori che continuano ad assumere la citazione pittorica come qualificazione culturale (si veda il ‘calligrafismo’ di Poggioli e Soldati) e quelli che assumeranno la tradizione pittorica italiana come fondamentale tramite la restituzione realistica del panorama antropologico del paese.
Comune alle due tendenze era comunque la convinzione che il riferimento pittorico contribuisse all’elaborazione di un immaginario capace di determinare un’identità nazionale (fondamentale, in questo senso, la riconsiderazione della pittura dell’Ottocento italiano da parte di Blasetti, De Sica,Visconti).
Questi temi critici e figurativi avranno negli anni Cinquanta una stabilizzazione sia nella categoria della ‘commedia all’italiana’, sia nella definizione di un neorealismo medio; mentre negli anni Sessanta conosceranno ulteriori elaborazioni grazie ai registi della generazione di Antonioni e di Pasolini e, in seguito, alla nouvelle vague nazionale. La nuova consapevolezza dei valori dell’immagine favorisce infatti un diverso rapporto con le arti figurative - compositivo e citazionistico -, senza tralasciare l’influsso che il linguaggio cinematografico avrà a sua volta sulla creazione artistica, a cominciare dalla pop art.
Come pure si dovrà considerare la nascita di una cinematografia autoprodotta e underground, che vede la partecipazione attiva di molti artisti sino ad allora impegnati nel campo delle arti visive; ed infine il progresso della cinematografia sperimentale, che fin dagli anni delle avanguardie storiche aveva visto affermarsi il ‘cinema d’artista’. A fronte di tale panorama di questioni critiche, la mostra si propone di presentare nella maniera più efficace e suggestiva quelle maggiormente collegate agli aspetti della cultura contemporanea e al gusto di un pubblico sempre in cerca di temi coinvolgenti e alternativi.
La mostra, allestita con studiate soluzioni che consentono diretti confronti fra opere d’arte, fotogrammi e materiali documentari, è accompagnata da un video, a cura di Giacomo Verde, che introduce lo spettatore ai temi della rassegna attraverso il montaggio creativo di sequenze di film riferibili alle diverse sezioni della mostra.
La mostra - che si avvale dei prestiti della Galleria degli Uffizi, della Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti, della Fondazione Longhi di Firenze, dei Civici Musei di Alessandria, del Museo dell’Archivio della Scuola Romana di Roma, dell’Archivio Contemporaneo del Gabinetto Vieusseux di Firenze, della Fondazione Federico Fellini di Rimini, del Museo Michelangelo Antonioni di Ferrara, del Museo Nazionale del Cinema di Torino, dell’Istituto Matteucci di Viareggio, di Gallerie e collezionisti privati e degli stessi artisti - è ordinata in sei sezioni:
1. La citazione La derivazione dalle opere d’arte figurativa è stata, per alcuni registi, un importante laboratorio di ricerca che ha contribuito ad arricchire di ‘materiale plastico’ l’immagine cinematografica.
La sezione espone celebri opere di pittori antichi (Alessandro Magnasco e Orazio Borgianni), ottocenteschi (Giovanni Fattori, Ferdinando Buonamici, Teofilo Patini, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Arnold Böcklin), novecenteschi (Ottone Rosai, Renato Guttuso, Leoncill
|